“L’imprevedibile mare di Milano”

Ho finito di leggere un altro bellissimo romanzo di Enrico Brizzi, scrittore bolognese famoso per “Jack Frusciante”, e appassionato di camminate e sentieri. Stavolta ci racconta l’imprevedibile viaggio a piedi, dal centro di Milano fino al mare in Liguria, di sette persone (più la guida) completamente diverse tra loro, che dopo questo percorso “dell’anima” – tra avventure, disavventure, amori, litigi, sbronze, acquazzoni e vesciche – non saranno più le stesse…

 

POSTE TEDESCHE BATTONO POSTE ITALIANE

Per fortuna, c’è ancora chi si scambia cartoline, anche nel 2022. È il caso mio e dell’amico Robi Masca. Ci scriviamo cartoline da oltre 30 anni e, nel tempo, ci siamo accorti che i tempi di consegna si sono sempre più allungati.
Festeggiamo, dunque, le Poste tedesche, che – in 8 giorni – hanno recapitato al Masca a Ferrara una “Ansichtkarte” proveniente da Monaco di Baviera!!!
Massimo biasimo (ma non mi stupisco…), viceversa, per le Poste italiane, che non hanno ancora consegnato a Ferrara una cartolina imbucata a Serra San Bruno (Vibo Valentia) il 5 settembre. E oggi, quando scrivo questo post, è il 16 ottobre…
Quanto dovremo ancora aspettare?

Oktoberfest, è sempre come la prima volta

MONACO DI BAVIERA (GERMANIA) – L’Oktoberfest è proprio una festa!
E finalmente, dopo due anni di stop causa pandemia, la Festa della Birra è tornata…e noi non potevamo mancare!
Oggi sono qui, per una “zingarata” da ultra50enni, 9 anni dopo la mia ultima volta, in totale è la mia Oktoberfest numero 7, ed è sempre un piacere.
Anche se ora è una festa meno “libera”, con più controlli di polizia e molti percorsi obbligati.
Anche se ci hanno dato un bel giro ai prezzi (13,50 euro un impareggiabile litro di birra, 25 euro una Wiener Schnitzel, una cotoletta!).
Ma lo spirito è ancora intatto, soprattutto per i tedeschi, che vivono la festa con molta partecipazione, con i loro costumi tradizionali, indossati proprio da tutti.
Festa nei capannoni della Paulaner, dell’Augustiner, della Lowenbrau e delle altre birre, festa nello spettacolare Luna Park, illuminato come se non ci fossero problemi globali di risparmio energetico…
E, in sottofondo, il profumo della salsiccia e quello della cannella. E non fa neppure troppo freddo, ma è piovuto assai…
Una volta nella vita bisogna venirci, dai.
Intanto, godiamoci queste due belle birrone!!!!

MEDIOEVO IRANIANO

IL RICONOSCIMENTO FACCIALE PER IDENTIFICARE CHI NON PORTA IL VELO E PER IL CONTROLLO DI MASSA
Nonostante le proteste in tutto l’Iran dopo la morte di Mahsa, una ragazza curdo-iraniana di 22 anni, pestata a sangue in caserma dopo l’arresto perchè non indossava in maniea “appropriata” l’hijab (il velo), il governo conservatore iraniano del presidente Ebrahim Raisi vuole usare il riconoscimento facciale per identificare le donne che violano le regole sull’abbigliamento.
Da luglio, le regole sono state ancor più inasprite. L’obbligo di indossare il velo, in vigore dalla Rivoluzione Islamica del 1979, ora riguarda tutte le donne, qualunque sia la loro religione. Mentre prima le iraniane dai 9 anni in su dovevano uscire di casa con il capo velato e il corpo coperto da un vestito largo e lungo, ora sono obbligate ad indossare un velo che copra non solo i capelli, ma anche il collo e le spalle.
Come se non bastasse, il regime iraniano ha istituito, per il 12 luglio di ogni anno, la “Giornata Nazionale dell’hijab e della castità”.
L’accesso alle istituzioni pubbliche potrà essere negato a chi non si conforma alle nuove regole in tema di abbigliamento. Nella città di Mashhad, le autorità hanno recentemente vietato l’accesso alla metropolitana alle donne che non usano correttamente il velo, che rischiano, tra l’altro, l’arresto.
Ma il riconoscimento facciale è già usato dal regime di Teheran per “identificare e arrestare manifestanti e dissidenti politici e la raccolta di dati biometrici potrebbe fornirgli gli strumenti per farlo ancora più efficacemente”, secondo l’organizzazione Minority Rights Group International.
Dal 2015, infatti, il governo iraniano ha cominciato ad emettere carte d’identità biometriche, dotate di un chip contenente la scansione della retina, delle impronte digitali e delle immagini facciali di ogni individuo.

Kurdish women activists hold portraits of Iranian Mahsa Amini, during a protest against her death in Iran, at Martyrs’ Square in downtown Beirut, Wednesday, Sept. 21, 2022. Protests have erupted across Iran in recent days after Amini, a 22-year-old woman, died while being held by the morality police for violating the country’s strictly enforced Islamic dress code. (AP Photo/Bilal Hussein)

UN VERO E PROPRIO “O’MIRACULO” DI SAN GENNARO

“O’Miracolo” lo ha compiuto il “pastry chef” Rocco Cannavino, un dolce omaggio al patrono di Napoli, San Gennaro, pronto per la ricorrenza del 19 settembre. “O’Miraculo” non è altro che uno spettacolare cornetto, “inventato” con un mix di ingredienti, profumi e colori.
Una sfoglia ischitana al cioccolato fondente criollo 80% unita ad un impasto brioche al succo di lamponi selvatici: il cornetto contiene un cuore di crema al latte di bufala e vaniglia del Madagascar, farcito di ragù corposo di lamponi selvatici al pepe rosa e 5 grammi di composta di pellecchiella del Vesuvio. In superficie, polvere di pura liquirizia calabra e, a completare, foglioline e scaglie d’oro puro 24 carati.
“O’Miraculo” è disponibile nelle due pasticcerie di Rocco Cannavino, una a Napoli (in vico Polveriera) e una a Pomigliano d’Arco, e verrà venduto in “limited edition” in soli 40 pezzi, a 25 euro l’uno. 40 cornetti in tutto, edizione privatissima!!!!
Un tantino di sacro e profano, poi, non guasta…al marketing: “Il colore rosso dei lamponi selvatici ricorda il sangue del Santo, la polvere di liquirizia calabra per le sue origini natali, le scaglie d’oro rappresentano il tesoro del patrono e, infine, il nome del prodotto che richiama il miracolo che avviene proprio ogni 19 settembre”, dice il pasticcere, conosciuto da tutti come “Zio Rocco”.
E, per stare al passo con i tempi, si tratta di un “miracolo” prenotabile anche on-line, ma rigorosamente prima entro il 18 settembre, il giorno prima della festa di San Gennaro.

 

Il numero 1 di tutti i tempi

Roger Federer, a 41 anni, finalmente, ha deciso di appendere la racchetta al chiodo.
Dopo 20 anni di tennis sempre ai vertici, forse il numero 1 di tutti i tempi, in fatto di classe e longevità, lo svizzero giocherà il suo ultimo torneo alla Rod Laver Cup.

Da troppo tempo alle prese con infortuni che lo tengono fuori dal campo, Federer ha fatto l’unica scelta possibile: fossi stato in lui, avrei provato a giocare – per l’ultima volta – almeno il primo turno al torneo di Wimbledon, sulla sua erba, davanti al suo pubblico….

Il fuoriclasse di Basilea ha conquistato 20 titoli nello Slam, con il record di 8 trionfi a Wimbledon, a cui vanno aggiunti 6 Australian Open, 5 US Open e 1 Roland Garros. In bacheca, in totale, 103 titoli vinti nel Tour.

 

Roger Federer of Switzerland reacts during the men’s quarter final match against Hubert Hurkacz of Poland at the Wimbledon Championships, in Wimbledon, Britain, 07 July 2021. ANSA/NEIL HALL EDITORIAL USE ONLY

QUEEN FOREVER!

La Regina Elisabetta ha lasciato soli i suoi sudditi: non solo quelli del Regno Unito, ma quelli di tutto il mondo, che da sempre l’hanno apprezzata e ammirata nel suo ruolo di sovrana, in 70 indimenticabili anni di regno.
Dopo un’intera giornata di allarme sulle condizioni di salute sempre più gravi della Regina, 96 anni, il triste e ufficiale annuncio della Royal Family è arrivato attraverso una nota: “Sua Maestà è morta pacificamente oggi pomeriggio a Balmoral”.
Tutto il Regno Unito è sotto choc, una folla numerosissimo si è riunita sotto Buckhingham Palace: l’estremo saluto alla monarca, ancor prima dei funerali ufficiali.
Il figlio, ora, è iil nuovo sovrano: Re Carlo III e Camilla sarà la Regina consorte.
L’ultima uscita pubblica della Regina Elisabetta resterà l’incontro con il nuovo premier britannico Liz Truss, appena due giorni prima.
“La morte della mia amata madre è un momento di grande tristezza per me e per tutta la nostra famiglia. E’ di confortto l’affetto e il rispetto provato per la Regina”.
Queste le prime parole di Re Carlo.
Parole che provano a riempire un vuoto che sembra già enorme.
 

 

 

VIETATO AVERE I CAPELLI GRIGI???

Lisa LaFlamme, 58 anni, è una delle più conosciute e preparate anchor canadesi. Talmente brava da essere stata premiata, quest’anno, con il Canadian Screen Award come miglior conduttrice nazionale.
Eppure.
Eppure pochi giorni fa la rete Ctv per cui lavora da 35 anni le ha comunicato il suo improvviso licenziamento, rimpiazzata con un maschio vent’anni più giovane di lei.
Il motivo principale, tra gli altri: perché LaFlamme ha deciso, nell’ultimo periodo, di non tingersi più i capelli e presentarsi in video con i suoi capelli grigi al naturale.
Il messaggio che passa è devastante: che una donna non si può permettere di invecchiare naturalmente (come fanno gli uomini), di mostrare il tempo che passa (come fanno gli uomini), di essere sé stessa col proprio colore naturale (come fanno gli uomini).
Lei, la diretta interessata, raccontando la sua scelta, maturata in pandemia, aveva usato parole che in Canada sono in breve diventate un manifesto.
“Perché preoccuparsi? Diventerò grigia. Onestamente, se avessi saputo che il lockdown poteva essere così liberatorio su questo fronte l’avrei fatto molto prima”.
Si chiama anche libertà. E non ha prezzo.

 

La battaglia del “coperto”: una tassa tutta italiana da abolire

Pane e coperto: si o no? 
La tassa tutta italiana da pagare al ristorante – ormai talmente tradizionale e radicata che nemmeno ci facciamo più caso, rassegnati – conosce una nuova evoluzione: il “coperto da spiaggia”. La comunità social, sempre molto battagliera anche sulle piccole cose (ammesso che questa sia una piccola cosa, con tutto quello che c’è da pagare di questi tempi), è insorta quando una giornalista in vacanza nelle Marche, in particolare a Portonovo, località chic del Conero, si è vista recapitare il conto del ristorante: nemmeno troppo salato, a dire il vero, per quello (pesce) che hanno mangiato, in sette, ma con una nota stonata, stonatissima: il prezzo del coperto, arrivato a 5 euro. Totale, in sette: 35 euro. Quasi il 20% del conto totale. Tantissimo. Ma la risposta alle rimostranze dei clienti è stata ancor peggiore, quasi surreale: “Apparecchiare e sparecchiare in spiaggia è molto più complicato che farlo in una sala interna”.
Più complicato???? Giustificazione incredibile e inaccettabile. Ci mancava solo che dicesse “eh, ma ci sono il Covid e la guerra, le bollette sono aumentate, il gas non arriva, l’acqua scarseggia….”.
Speriamo che la tovaglia e i tovagliolini non fossero di carta, ma anche fossero stati di stoffa – poi da mandare in lavanderia – 5 euro sono e restano troppi. E lo sarebbero anche se fossero di seta sopraffina…
“5 euro a persona: roba che una tavolata di 20 persone, quindi 100 euro, si paga un cameriere personale”, continua la recensione della giornalista capitata nelle Marche.  
Fai o non fai il ristoratore? Quindi deve offrire le migliori condizioni possibili ai tuoi clienti, sapendo che sei già fortunato se – tra mille ristoranti a disposizione, di tutti i tipi – scelgono proprio il tuo…
Certo, da Roma a Venezia a Firenze, da sempre esiste l’animo italico (vedi Totò che voleva vendere la Fontana di Trevi) di fregare il turista di passaggio, che tanto non tornerà comunque mai più, ma nell’epoca dei social e delle recensioni istantanee, può essere assai controproducente per i ristoratori fare i furbi…
Soprattutto perchè sui tratta di una tassa soltanto italiana e nemmeno di tutta Italia: a Roma, ci dicono, viene considerata addirittura “illegale” e nessun ristoratore si azzarda a mettere il coperto in conto. 
Soprattutto, vallo spiegare agli stranieri, che il coperto non sanno nemmeno cosa sia. Ad un francese, ad esempio: i prezzi sono mediamente più alti nei ristoranti di Francia rispetto all’Italia, ma almeno è tutto chiaro e tondo e appena ti siedi a tavola arriva subito una bottiglia d’acqua, gratis.
Direte: eh, ma negli altri paesi non c’è il coperto, ma c’è comunque la mancia obbligatoria da lasciare al cliente. Vero: tradizione soprattutto anglosassone, in particolare in Inghilterra, in Canada e, soprattutto, negli States, dove – raccontano i viaggiatori intercontinentali – si paga con il bancomat e la carta di credito, aggiungendo direttamente al conto il 25%, il 18% o il 15% della mancia per il cameriere, a seconda del livello di soddisfazione del cliente. Altra tassa iniqua, secondo me: e se il cameriere non si fosse per niente meritato la mancia?  Del resto, quando mai un cameriere – che fa il proprio lavoro, intendiamoci, mica del volontariato – fa qualcosa di particolarmente sensazionale da meritare una mancia? Praticamente mai.
Pare che la moda della mancia obbligatoria stia prendendo piede, purtroppo, anche in alcuni luoghi turistici europei, come Barcellona. Se li conosco, li evito. Ci potete giurare. Quindi, il consiglio che vi do è questo: occhi aperti sul menu, sui prezzi e sulle fregature dei contorni (il coperto e le mance, mica le patatine!).
Voi fate come vi pare: io pago solo il conto e basta, mi pare più che sufficiente. Non si fanno regali a nessuno. Piuttosto, nell’attesa dell’abolizione del coperto, sapete cosa? Mi faccio una bella scorpacciata a casa e magari la mancia la do a mia moglie che cucina…

 

L’uomo che amava le donne!

Ho trascorso un paio di ore del pomeriggio di Ferragosto al cinematografo. In un cinema d’essai di Lione ho trovato una retrospettiva dedicata François Truffaut, uno dei grandi registi del cinema francese. Oggi era in programmazione uno dei suoi film che non ho mai visto: “L’uomo che amava le donne”.
È la storia di un insospettabile playboy 40enne (uno straordinario Charles Denner), nè bello nè aitante, aria tenebrosa e naso aquilino, ma con un incredibile successo sulle donne. E lui, Bertrand, è letteralmente ossessionato dalle donne (e, in particolare, dalle loro gambe).
Un film girato a Montpellier nel 1976, un film modernissimo e ironico, con alcune scene di nudo.
Il film comincia con il funerale di Bertrand, a cui partecipano solo donne, almeno 50 donne. E una di loro dice: “Bertrand sarebbe felice di vedere lo spettacolo del suo funerale”…..