Come sopravvivere a San Valentino (anche il giorno dopo)

Vademecum gentilmente offerto dall’esperto Luca Colantoni e dal suo blog…
https://lucacolantoni.wordpress.com/2019/01/
 

AVVERTENZE E MODALITA’ D’USO:La prima avvertenza è quella di non lasciarvi fuorviare dalla foto che può sembrare contro la giornata di San Valentino. In realtà si tratta di una nota contro tutto quello che ruota intorno a a questa giornata. La seconda avvertenza è quella di non capire male quel “fucking” della foto perché il “vaffa” in questo caso è solo per chi fa di questo giorno un business dove non conta più il sentimento. La modalità d’uso, invece, è che questa è una nota per tutti, per i single, ma anche per quegli innamorati che decideranno di festeggiare in maniera tranquilla, tra regali utili e qualche bacio in più. Per le coppie di ogni genere, per l’amore verso i propri genitori, per ogni tipo di buon sentimento. Buona lettura !!!

Happy “fucking” Valentine’s Day
Il freddo e i “Giorni della Merla”, i fatti di cronaca, le vicende politiche dove, da sempre, se le danno di santa ragione. Ma anche la D’Urso che spazia, alternando finti occhi lucidi e faccia preoccupata e sorrisi a mille denti, dal parlare dell’Isola dei Famosi e la faccia del Ken Umano fino a far finta di fare la giornalista intervistando politici e sguinzagliando in giro “i miei giornalistiiiii”, ma ancora, le vicissitudini della propria squadra di calcio, finanche un polemico Sanremo con un Ultimo che è arrivato secondo e un Mahmmud che ha vinto. Ecco, per tutte queste ed altre situazioni il pensiero è stato distolto dalla “fatidica data”, nessuno ha realmente pensato a quello che sta per accadere.
Ovvio adesso uno sguardo al calendario del vostro computer e vai, è fatta, il pensiero adesso vi assale, un tremolio leggero delle mani, il cuore a mille: il 14 febbraio, ovvero San Valentino è implacabilmente planato sulle nostre vite. Già, proprio il giorno della famosa Festa degli Innamorati. Ma parliamo dei giorni precedenti a questa fatidica data.
Cominciamo da qui: alzi la mano chi passando davanti alle vetrine di tutti i bar e di tutte le pasticcerie non si è imbattuto in addobbi, scatole di cioccolatini, cuori di panna ed orsacchiotti vari. Ed alzi ancora la mano chi di voi, di fronte a tanto scempio, non ha mai provato l’irrefrenabile desiderio di trasformarsi nel più acceso degli hooligans da stadio e spaccare tutto oppure, anzi, non ci si fa neanche troppo male, prendere una bella tanica di benzina e dare fuoco a tutto. E poi, scusate, ho dimenticato i cuori rossi gonfiabili… rialzi la mano chi non ha mai sentito l’impulso di armarsi di spillone e bucarli tutti?
Ma sì, non è certo per odio verso San Valentino anche perché il santo di Terni, in realtà, non ha nessuna colpa visto che, poveraccio, si è ritrovato in mezzo a questa storia quando ormai non poteva fare più nulla chiuso dentro il suo bel sarcofago. A dire il vero la premessa è nei confronti di tutto quello che è altamente commerciale in questa festa e il discorso comprende tutti, nessuno escluso, innamorati veri e single. Facciamo un esempio: perché pagare una caramella, un fiore, un peluche, tre volte di più di quanto la paghi gli altri 364 giorni dell’anno? Che cosa cambia? E i regali? Volete scommettere che la vostra “lei” o il vostro “lui” appena torna a casa guarda il vostro ninnolo con il bigliettino a forma di cuore e la frasetta sdolcinata ed esclama: “Ma guarda, oggi regali, dolci, fiori, baci e carezze … e gli altri giorni”?

E ancora. Le prenotazioni nei ristoranti dove si rischia di pagare tutto il doppio degli altri giorni? Vogliamo parlare di locali che, “per l’occasione” si agghindano con degli orribili drappi e palloncini rossi e vi propongono non la semplice pizza e birra di tutti i giorni, ma un menù completo e ovviamente fisso dall’antipasto al dolcetto (a forma di cuore ovviamente), per la “modica” cifra di minimo una cinquantina di euro a testa. Ma è possibile?

Insomma, ovvio che un po’ si scherza (ma neanche tanto), ma una cosa è certa: questa è la classica giornata dove spesso, anzi sempre, ci si dimentica di che cosa vuol dire veramente amare qualcuno. Si pensa solo a fare bella figura con il regalo più grande, il locale più bello ed il resto non conta più. Si pensa solo ad apparire, mentre ci si dimentica che è con il cuore che si ama una persona, tutti i giorni dell’anno senza distinzioni, e non con i soldi spesi in pasticceria, dal fioraio e con qualche peluche che da lì in poi prenderà solo polvere. E’ solo una riflessione: così come a Natale, Pasqua e tutte le altre feste comandate: ormai siamo delle pedine in mano al grande giocoliere del consumismo e non va bene, bisognerebbe ribellarsi.
Amare è una cosa difficile, trovare la persona giusta ed essere ricambiati è difficilissimo. Ci si ama su delle basi solide ed è impensabile che un bel giorno qualcuno, nei suoi messaggi pubblicitari, venga a dirci che quelle basi sono fatte di pasta frolla, panna e cioccolato. E soprattutto è altrettanto impensabile pensare che il metro di giudizio per i nostri sentimenti, secondo loro, dovrebbe essere rappresentato da frasette melense scritte dentro dei cioccolatini, comprati, magari, senza neanche troppa convinzione… no, non ci sto!
E allora? Fatevi regali utili se proprio dovete, ma continuate a farveli durante tutto il resto dell’anno, quando uno meno se lo aspetta, non è più bello? Coppie senza distinzione di sesso, amicizie profonde, l’amore verso i propri genitori, ci si deve voler bene, ci si deve amare tutti i giorni, non solo il 14 febbraio, ricordatevelo!
Lo sdegno, il “fucking”, quindi, è solo per tutto il contorno di questa festa e verso chi ci specula sopra. Poi urliamo pure a squarciagola “viva l’amore” ed “evviva i buoni sentimenti” specialmente per chi in questa sera avrà al fianco una persona importante senza vergognarsi di non aver comprato quel famoso peluche o quel cioccolatino col biglietto o di aver preso due pizze a portar via da mangiare sul divano davanti la tv, ma promettendosi stima, voglia di stare insieme e di costruire qualcosa di importante, magari, sarò pure ripetitivo, ma giova ripeterlo, guardandosi negli occhi e abbracciandosi teneramente. Oppure promettendo fedeltà al proprio amico del cuore, o ribadendo il proprio amore verso chi ci ha cresciuti.
E poi, un piccolo consiglio a chi (e ahimè ce ne sono) questa festa, invece, lo fa sentire ancora più solo, ma se vogliamo un consiglio un po’ per tutti.
La sera del 13 febbraio, fate una cosa: mettete semplicemente un bigliettino sul tavolo del salotto, in cucina o all’ingresso, dove volete. La mattina del 14, andatelo a prendere e, guardandovi allo specchio, leggete ad alta voce quello che avete scritto la sera prima:
“Buon San Valentino dalla persona che più di tutte ti vuole bene e ti ama… te stesso…”
Una presa in giro? No, assolutamente. Forse soltanto un pizzico di autentica realtà in mezzo a tanta, tantissima ipocrisia… !!!
AUGURI A TUTTI

Houellebecq? No, grazie.

Ho finito il deludentissimo SEROTONINA di Michel Houllebecq. Metà libro a scrivere sesso e volgarità, la seconda metà a raccontare la triste solitudine di un “Fu Mattia Pascal” francese, un funzionario del ministero dell’Agricoltura, che a 46 anni, imbottito di pastiglie di serotonina per non morire di depressione, molla tutto (lavoro e fidanzata) per vivere da solo, in un grigio hotel, senza più rapporti umani. In mezzo, una lunga noiosa battaglia sindacale dei contadini della Normandia che sfocia in tragedia e mille rimpianti per le donne della sua vita, che ormai si sono rifatte una vita altrove e senza di lui.
Un romanzo tristissimo, senza alcun contesto sociale, come invece fu per il suo libro precedente, “Sottomissione”. Ora, per cercare di capire se esiste una grandezza nel sopravvalutato Houllebecq, mi sottoporrò dolorosamente alla lettura de “Le particelle elementari”, già preso in biblioteca. Non ho più voglia, infatti, di spendere un solo centesimo per Houllebecq. Ma, nel caso, sono pronto a ricredermi.

Michel Houllebecq e l’inquietante copertina in lingua spagnola del suo libro.

 

Sanremo è davvero sempre Sanremo?

Sanremo? Tutti lo criticano, ma poi lo guardano. Perché? Perché Sanremo è Sanremo. Lo slogan – sigla di Pippo Baudo spiega ancora in sole 4 parole il motivo del successo di questo appuntamento che può essere definito una vera e propria festa popolare.

Insomma 11 milioni di italiani sono già pronti. Nello specifico in stile Fantozzi, quando l’amato Ugo decide che per nulla al mondo sarebbe stato disturbato durante la partita della nazionale condita da una straordinaria “frittatona” di cipolla. Un Fantozzi però versione 2019. Immaginiamo infatti il ragioniere alle prese con il cellulare per scrivere sui social in tempo reale il proprio commento sullo spacco della conduttrice, sul fischiare lo stonato di turno o sui fiori che non si vedono.

I ricordi

Da show musicale degli anni 50/60 il Festival si è trasformato negli 80 in vero e proprio fenomeno mediatico. Nello specifico il più nazional-popolare con il suo mescolare alto e basso. Gli episodi del passato legati alle critiche? Basta andare nel 1982, quando Vasco, allora sconosciuto e ora re Mida dei concerti, si presentò con “Vado al massimo”. I commenti più benevoli furono: ”Chi è questo ubriacone? Rispeditelo a casa”. Oppure Zucchero che arrivava sempre agli ultimi posti. Ogni anno partiva la solita critica davanti alla tv: “Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”. Eppure da “Vita Spericolata” a “Donne”, il Festival è pieno di gioielli che resteranno per sempre nella storia della musica italiana.

Sanremo è social

Sui social intanto i criticoni alla vigilia di Sanremo si scatenano. Guardi il Festival? Alcune risposte: “No, da quasi sempre”, “Festeggio allegramente il mezzo secolo di vita senza più aver guardato un solo minuto del pallosissimo e pompatissimo festival dei fiori!”. Oppure “Se mi pagano bene, sì. Altrimenti non ci penso neanche”.

(Massimo Casale, Radio Sound Piacenza)

Si somigliano?