Riflessioni sulla genitorialità

Ammetto di essere parte in causa, chi lo sa bene, chi non lo sa ancora lo scoprirà. E allora mi lascio andare ad alcune riflessioni “nere su bianco” sulla genitorialità. Premetto che è un mestiere che immagino difficilissimo e di cui non ho alcuna conoscenza, ma proprio per questo posso forse rifletterci sopra con maggior distacco. Frequentando, ultimamente, diverse cliniche ed ospedali – il reparto maternità, per fortuna: il piu’ bello tra i reparti di un ospedale – mi sono accorto che l’età media dei genitori italiani è sempre piu’ alta. Io, d’accordo, non faccio testo: come futuro papà – se accadrà – sono decisamente oltre la media consentita, con i miei 48 anni abbondanti. Se non mi do una mossa, divento un nonno prima ancora di diventare un papà. Ma anche le mamme…sono sempre piu’ “grandi”. Non credo, ovviamente, di scoprire l’acqua calda, visto che da decenni, ormai, l’età media delle donne che partoriscono il primo figlio è cresciuta fino ai 35 anni e oltre. Ma, mentre con mia moglie – che ne ha 40 – ci accingevamo all’ennesima ecografia con le dita incrociate, guardandomi attorno mi sono sentito confortato (e meno solo): su dieci coppie con il pancione (lei con il pancione, io solo con…la pancia) almeno 7/8 erano ben oltre i 35 anni, sia l’uomo che la donna. E il resto della percentuale, le altre 2/3 che rimangono fuori dalla nostra statistica, era comunque nella fascia 30/35. Nessuna, secondo me, sotto i 30. Forse una, sui 27-28, straniera, con il velo e un bel sorriso felice.
E allora torno alle mie riflessioni sulla genitorialità: dove sono finite le belle giovani mammine di 22/23/25 anni? Che mondo è mai questo che, per mille problemi pratici, costringe uomini e donne a fare figli in età ormai piuttosto avanzata?
Ma, in realtà, conta davvero l’età dei genitori? Non conta piuttosto la quantità di affetto e di amore e di attenzioni da riversare (e riservare) al figlio piuttosto che la quantità di primavere sulle spalle?
Ma una ragazza che fa figli a vent’anni non si preclude tutta una giovinezza fatta anche di studi, di esperienze e – perchè no?- cazzate, che poi rischierà di inseguire disperatamente in una “seconda giovinezza” quando lei ne avrà 40 e la figlia 20?
Tante, troppe domande, anche sulla scorta di esperienze personali, mie, di amici, di conoscenti, di voi, di tutti. E non esiste una sola risposta valida per tutti, perchè ognuno ha la propria storia, il proprio vissuto, le proprie origini, i propri sogni, i propri progetti. Riflettevo (ancora!) sul fatto che, di solito, la risposta per giustificare una genitorialità tardiva (ammesso e non concesso che ci sia qualcosa da giustificare) è sempre piu’ o meno questa: “Eh, prima non avevano il lavoro sicuro e una casa, quindi abbiamo aspettato”. Già, a rischio di aspettare troppo.
Poi, per fortuna, non è mai troppo tardi e meno male che esistono metodi scientifici – se non avete problemi etici e morali – che permettono di avere figli a chi, altrimenti, non potrebbe averne. Io credo che sia meraviglioso. Non è una scorciatoia, è soltanto un percorso diverso verso la Maternità e la Paternità. E poi chissà che un giorno non si tornerà a fare figli…come conigli, come canta De Gregori in quella sua canzone. Vorrà dire che ci sarà tornata la voglia di famiglia numerosa, di fare casino, di fare all’amore, di avventura, di “buttarci senza il paracadute”, senza la maledetta crisi che giustifica tutte le rinunce del nostro piccolo mondo. Io, tuttavia, preferisco la risposta “di giustificazione” di mia moglie: “Perchè abbiamo aspettato tanto? Si vede che doveva andare cosi”. 

Sottoscrivo.
E tengo incrociate le dita. 

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